Benvenuti sul Sito Ufficiale delle Parrocchie dell’Alta Val Bormida

Con questo sito si vuole offrire la possibilità, a chi vi accede, di comprendere quanto complessa, ma anche quanto ricca e bella sia la storia di queste sette comunità parrocchiali della Chiesa Cattolica che negli ultimi decenni si sono sempre più assottigliate come numero si abitanti, ma che mantengono l’orgoglio di un passato ricco di esperienze umane ad alto livello e che molti neppure possono immaginare in un territorio così ristretto.

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Bardineto

Calizzano

Murialdo

La scelta di identificare questo Sito con la denominazione di “Alta Val Bormida” nasce dal fatto che la parte più montana dell’intera Valbormida, che è suddivisa tra le province di Savona, Cuneo, Asti e Alessandria, appartiene alla Diocesi di Mondovì fin dal 1814, quando Napoleone decise di sopprimere la Diocesi di Alba, poi ricostituita nel 1817. Considerando la parte della vallata che inizia a Millesimo e termina a Monesiglio, come bassa Valbormida della nostra diocesi, diventa così comprensibile questa denominazione che, diversamente, potrebbe dar adito a delle incomprensioni. Con questo sito si vuole offrire la possibilità, a chi vi accede, di comprendere quanto complessa, ma anche quanto ricca e bella sia la storia di queste sette comunità parrocchiali della Chiesa Cattolica che negli ultimi decenni si sono sempre più assottigliate come numero si abitanti, ma che mantengono l’orgoglio di un passato ricco di esperienze umane ad alto livello e che molti neppure possono immaginare in un territorio così ristretto. Facendo due calcoli, possiamo affermare che tutti gli abitanti di questi tre Comuni, in una città come Torino o Genova sarebbero effettivamente ospitati in tre soli palazzoni. Ma se mettiamo a confronto la ricchezza di storie, di luoghi e di fatti accaduti in queste comunità parrocchiali con le vicende di tre grandi condomini di una grande città, ci rendiamo conto che è di gran lunga superiore la ricchezza di dati ed episodi che possono offrire queste nostre comunità.

Non abbiamo nessuna ambizione di completezza, né pretendiamo di esaurire gli innumerevoli ambiti della vita di queste nostre comunità. Semplicemente vogliamo fare un tentativo di sguardo globale, di visualizzazione complessiva a livello ecclesiastico, al di là dei contributi strettamente locali che si possono trovare in altri siti che in questi anni hanno visto la luce. La documentazione ora disponibile è destinata ad arricchirsi dell’apporto di tutti coloro che vorranno suggerire il proprio contributo. Non procederemo in modo lineare, com’è nella caratteristica di un sito, ma per “episodi” per “momenti”, per “temi”, per argomenti, ognuno dei quali resta aperto ad ulteriori arricchimenti. Ci saranno anche delle possibili omissioni, perché là dove non c’è la certezza di riscontri documentati si preferisce sorvolare o tacere, piuttosto che azzardare ipotesi inconsistenti.
Lo scopo di questo sito è molteplice. In primo luogo, vuole rispondere all’esigenza di dare informazioni a più persone possibili: infatti sarà automaticamente tradotto anche in altre lingue, così che siano molti quelli che, volendo, possano conoscere e magari venire a visitare i nostri luoghi, specialmente in estate. In secondo luogo, il sito è stato concepito in funzione dell’interesse dei fedeli delle diverse comunità cattoliche dell’alta Val Bormida, ed è rivolto soprattutto a coloro che, pur essendo battezzati, fanno fatica a sapere ciò che accade all’interno della propria comunità cristiana. Il fatto è che l’alta Val Bormida, essendo estremamente frammentata in tante piccole borgate, ha bisogno di qualcosa che sappia coordinare le reali energie presenti, che spesso vanno disperse nella sovrapposizione degli eventi. In terzo luogo si vuol mettere in evidenza la situazione dei numerosi edifici che hanno bisogno di attenzione e di manutenzioni varie e che rischiano il deterioramento se non si realizza una concreta manutenzione.
Saremo profondamente grati a quanti, avendo la pazienza di scorrere queste pagine, avranno anche la bontà di segnalare gli eventuali errori, le imperfezioni, le mancanze, e a quanti avranno la cortesia di offrire nuove proposte, nuovi particolari, nuovi argomenti di condivisione.

Quella che oggi risponde al nome di “Alta Val Bormida”, cioè il complesso geografico che segue il corso del Fiume Bormida che scende a Millesimo, non è altro che il frutto di una lunga e complessa gestione storica, caratterizzata da continui cambiamenti di orizzonte, da un susseguirsi di dilemmi politici, religiosi e istituzionali, che recentemente si sono armonizzati in forma unitaria.
Ancora oggi, quando si guarda alla storia della Val Bormida (sia essa antica, medievale o moderna) con la volontà di comprenderla in un comune denominatore, ci si trova fra le mani un “reperto” sfuggente, di difficile catalogazione, ora legato ad un contesto piemontese, ora proiettato in un ambito ligure; non a caso, l’alta Val Bormida è parte, allo stesso tempo, della provincia ligure di Savona e della diocesi piemontese di Mondovì. Questa terra è sempre stata in bilico fra valenze politiche di segno opposto, costantemente solcata da confini che, nelle varie epoche, ne hanno perpetuato il frazionamento e spezzato la continuità geografica.
La verità è che l’alta Val Bormida, per molta parte della sua vicenda, “non esiste” come tale. Infatti nel passato, vicino o lontano, non c’è mai stata un’alta Val Bormida da intendersi come struttura omogenea, in senso amministrativo o territoriale, e ancora meno, in ambito culturale, linguistico, folcloristico (i vari campanilismi, ancora presenti al suo interno, non sono privi di profonde motivazioni storiche). La sua storia, praticamente, consiste nella ricerca di molte individualità, col fascino che emerge dal destino di una zona di frontiera, continuamente sottoposta a tante contrapposizioni, teatro d’interessi divergenti, ma ancorata ad una vocazione unitaria, che le è imposta da sempre dai suoi stessi caratteri geografici.
Partendo dall’età romana si vede che nel tardo Impero esiste già un’alta Val Bormida amministrativamente frazionata e, per di più, spiazzata rispetto alla sua vera capitale geografica, che non è Acqui (Aquae Statiellae) ma la città di Alba (Alba Pompeia) che si trova all’estremo lembo della zona e che è il municipium nel quale si trova inserita gran parte della nostra regione, il cui lembo meridionale (Murialdo, Calizzano e Bardineto) rientra, tuttavia, nella circoscrizione di Vado (Vada Sabatia) oppure di Albenga (Albingaunum).
Se entriamo poi nel medioevo, possiamo avvertire il concretizzarsi di nuove fratture, ora a livello politico-militare, ora a livello amministrativo, oppure sul piano dell’articolazione delle strutture ecclesiastiche, o sul piano economico-sociale. È proprio in quest’età di mezzo che prende corpo nel contesto dell’alta Val Bormida quel carattere particolare di area di confine, che finirà per costituirsi come parametro costante della sua evoluzione storica. In epoca tardo-medioevale, ad esempio, l’alta Val Bormida è prima attraversata dal confine bizantino-longobardo, che sembra avere uno dei suoi punti forti nel campo di San Nicolò a Bardineto; poi, in età carolingia, è privata della sua appendice meridionale, cioè una parte di Calizzano e Bardineto, ad opera del monastero di San Pietro in Varatella, la cui giurisdizione in realtà si estende in buona parte sul versante della riviera; infine, fra X e XI secolo, vede il suo territorio conteso fra le diocesi di Alba e di Savona, come lasciano ben intendere tre famosi attestati imperiali, concessi nel 998, nel 999 e nel 1014 ai vescovi savonesi Bernardo, Giovanni e Ardemanno. Nei primi secoli dopo il Mille il territorio dell’alta Val Bormida sembra stabilizzarsi nell’ambito del dominio della famiglia Del Carretto, ma già alla morte di Enrico I il Guercio, marchese di Savona, una prima suddivisione, operata dai figli Ottone ed Enrico II (1185), determina la separazione fra l’area che fa riferimento a Cairo e quella più propriamente detta Alta Valbormida; circa un secolo dopo, nel 1268, un’altra spartizione, ad opera di Corrado, Enrico ed Antonio, figli del marchese Giacomo Del Carretto, porta alla nascita dei tre “terzieri” di Novello, Millesimo e Finale; l’alta Val Bormida rientra così nel terziere di Millesimo, ma le sue frange meridionali appartengono al terziere di Finale, venendo così ad essere nuovamente proiettate verso il contesto marittimo. Ugualmente, se guardiamo alla divisione delle strutture ecclesiastiche, troviamo che l’alta Val Bormida del basso medioevo si riconosce per intero nella diocesi di Alba, ma, per l’organizzazione civile, Murialdo, Calizzano e Bardineto si distinguono ancora per l’appartenenza alla pieve di Priero, mentre gli altri centri dipendono dalla chiesa matrice di S. Maria extra muros di Millesimo. Il discorso diventerebbe molto più complesso se dovessimo considerare le pertinenze delle varie fondazioni ecclesiastiche della Val Bormida, (dall’abazia di Ferrania, all’ospedale di Fornelli, al monastero di S. Stefano, ecc.), o l’evolversi dei diritti vantati da altre fondazioni, come il già citato monastero di S. Pietro in Varatella, il monastero di S. Quintino di Spigno, l’abazia di Castiglione nella diocesi di Parma, l’abazia di S. Eugenio di Bergeggi, il monastero di S. Pietro di Savigliano, la certosa di Casotto, ecc.). Nel tardo medioevo, infine, in una sempre più serrata dialettica di investiture, fedeltà e sotto infeudazioni, di alleanze politiche e militari, prendono corpo in Val Bormida le interferenze, sia in modo temporaneo che duraturo, del Comune di Asti e di Acqui, di Savona e di Genova, dei marchesi di Ceva, di Ponzone e di Saluzzo, del marchesato del Monferrato, dei Savoia, degli Scarampi, in un complesso gioco, spesso inestricabile, di dipendenze e di frazionamenti interni di tipo giuridico-istituzionale.
Neppure in epoca moderna le cose migliorano. Al tempo della dominazione spagnola o di quella genovese, nelle fasi della signoria monferrina o di quella sabauda, nel periodo napoleonico e della Repubblica ligure, un’alta Val Bormida, intesa come comprensorio amministrativamente unitario, nei termini in cui siamo abituati a vedere oggi, resta sempre un’utopia. Salvo per brevi periodi, essa torna ad essere solcata da diverse linee di demarcazione, che continuano il frazionamento del suo territorio: o riproponendo il profilo di vecchie divisioni, oppure creando nuove e più ampie separazioni; quando non si tratta di semplici distinzioni interne di carattere amministrativo, si ha a che fare autentici confini di stato, nel senso più moderno del termine.
In pratica, finché non viene compresa nella provincia di Savona, fatto avvenuto soltanto nel 1927, oppure finché non viene costituita la “Comunità Montana Alta Val Bormida”, non si può parlare correttamente di un’Alta Val Bormida istituzionalmente delineata, territorialmente definita ed amministrativamente unificata.
Chiunque si accinge a spiegare le vicende storiche della nostra zona deve tener conto dei numerosi fattori presenti ed aver coscienza di essere di fronte ad una storia sui generis, che richiede molta delicatezza nell’analizzarla. È chiaro, dunque, che volendo allestire un sito internet che raccolga le numerose comunità parrocchiali, di tradizione cattolica, collocate in questi tre centri dell’Alta Val Bormida, è stato necessario andare alla ricerca di quei dati storici che giustificassero il nome scelto, ne facilitassero la ricerca e non andassero a sovrapporsi con altre realtà già esistenti.

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