Sant’Antonio Abate

Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate – Borgata Valle

E’ la chiesa parrocchiale di Valle. Questa chiesa ha origini molto antiche; la sua titolazione pare dovuta all’Ordine degli Antoniani. Nel 1573 monsignor Marino, in Visita Pastorale a Murialdo, dà alla chiesa di Sant’Antonio Abate una preminenza su tutte le altre cappelle esistenti nella parte alta di Murialdo. La cappella venne eletta a parrocchia il 21 agosto 1917, come ricorda don Pollano. La chiesa è a tre navate suddivisa da pilastri affiancati da doppie lesene accostate, per una sezione totale di 1,2 metri per 1,2 metri. La navata centrale coperta da volta a lunetta, conclude con un presbiterio rialzato e incorniciato da un arco trionfale. le navate laterali , voltate a crociera, terminano con due altari. L’orientamento della struttura vede ad ovest l’ingresso originario e ad est la zona absidale. La facciata principale è stata raccordata alla sacrestia: sulle due strutture inizialmente divise, è stata costruita una struttura sopraelevata sostenuta da una volta a lunetta. Dotata di campanile in tre campi, due dei quali ciechi; l’ultimo ospita le campane. Ai lati dell’ingresso del portico di facciata, due grandi cornici di forma arcuata nella parte superiore, delimitano due pitture fortemente ritoccate nei tempi.
Nel riquadro di destra sono ritratti Sant’Antonio Abate titolare della parrocchia e San Giovanni Nepomuceno. L’altro riquadro, che mostra pesanti cadute di intonaco nella parte inferiore, ospita un gigantesco San Cristoforo, con le gambe sproporzionatamente lunghe rispetto al busto. Il santo trasporta sulle spalle il cristo Bambino, facendosi strada nel fiume con un tronco d’albero. Queste pitture, di mediocre qualità, possono essere collocate tra il XVI e il XVII secolo, indubbi e irrimediabili sono i ritocchi nelle epoche successive.

Cappella Madonna dell’Annunziata – Borgata Isola grande

La cappella di Isola Grande viene citata fin dal 1573 come “Cappella Annunciata”. Intorno alla metà del 1600 compaiono le due titolazioni: la cappella è ancora sotto il titolo dell’Annunciazione, ma da alcune viene appellata Assunzione; il cappellano dell’arciprete ha l’obbligo di celebrarvi ogni sabato, escluso il sabato santo, ogni festività di Maria vergine eccetto il giorno della Purificazione. Soltanto tra il 1779 e il 1792 viene costruito il campanile. Nel 1795 la cappella riceve il lascito da parte di Francesco Bertone che ne ripropone il culto della Vergine Assunta. L’edificio è a navata unica, coperta da una volta a lunetta divisa in due parti da lesene raccordate da un arco. Un gradino separa la navata dal presbiterio che è coperto da una volta a vela affrescata e culminante in un coro. L’abside rotonda è coperta da una volta a catino unghiata per dar posto a una finestrella rotonda. L’interno della chiesa è avvolto da un rimaneggiamento barocco. Dal presbiterio si accede, attraverso a una porta, alla sacrestia, il cui tracciato è aggettante sulla geometria originale. Dalla sacrestia attraverso una porta si accede al campanile. Sulla facciata si aprono due finestre larghe un metro circa.
L’inserimento di un portico davanti alla chiesa, ha emarginato una finestra posta superiormente, dotata di vetri colorati. Il campanile è diviso in cinque parti: al piano terra si apre una porta rifinita in laterizio nell’arco e nelle spalle. Al primo piano si apre una finestra ovale anch’essa rifinita in laterizio con la restante parte in pietra. I restanti settori sono intonacati ed ospitano un orologio al quarto riquadro e le campane al quinto. Sopra il portale di ingresso, un grande ovale barocco con festoni dorati incornicia una madonna con Bambino in cielo; è l’immagine dell’Assunta, cui è intitolata la chiesa di Isola Grande. Si tratta di una immagine simbolica, derivata dalla figura apocalittica della donna che sfugge al drago. La madonna indossa un abito rosa intenso e una sopragonna azzurra ad ampie volute; il Bambino, col capo irraggiato da una corona dorata, trattiene tra le mani una croce da cui si dipartono, verso terra, tra raggi luminosi. L’iconografia e lo stile pittorico riconducono ad un ambiente ligure di maturo ‘600. La tradizione popolare vuole che lo sfregio sul volto della Madonna sia da attribuirsi a un colpo di spada di un soldato a cavallo napoleonico, inferto in segno di disprezzo e di ira; di li a poco il soldato avrebbe trovato la morte, colpito da una folgore. Da allora ogni tentativo di restauro è fallito, la ferita rimane come per miracolo. Alla cappella di isola grande si lega anche la memoria popolare della guarigione di un bambino di Riofreddo paralizzato alle gambe.

Cappella dei Santi Giacomo e Filippo – Borgata Pallareto

All’ingresso della contrada Pallareto, sulla via che dalla langa conduceva a Valle, è situata la cappella dei Santi Giacomo e Filippo. La costruzione è a pianta rettangolare, lunga 6,10 metri e larga 5,85. L’interno è voltato a crociera con costoloni; due scalini separano la navata dal presbiterio, di geometria quasi quadrata e voltata a botte. Dal presbiterio si accede a un locale usato come sacrestia coperto da una volta generata dall’intersezione di una volta a crociera e di una a botte. Ovunque la muratura ha spessore di 60-65 cm. In facciata, la porta di ingresso è incorniciata da due finestre ed è sovrastata da un’apertura a lunetta che presenta alcune lesioni; nell’angolo destro la muratura prosegue fino a formare un piccolo campanile a pianta triangolare, la copertura è rappresentata da un blocco di pietra lavorato. La tradizione popolare afferma che questa chiesetta inizialmente si fermava alla struttura del presbiterio e intorno al XVIII-XIX secolo(scampato il pericolo di un’alluvione), venne costruita la parte anteriore come ex voto. La cappella presenta alcune peculiarità: all’interno, nella fascia superiore della parete absidale, è presente un affresco a quattro riquadri, probabilmente incompleti e sopravvissuti alle ristrutturazioni architettoniche dell’edificio.
Singolari e certamente interessanti sono i due santi ai lati del Cristo; la cappella è intitolata ai Santi Giacomo e Filippo, ed in essi dovrebbero riconoscersi i due personaggi raffigurati nell’abside. Come tali li identifica la scrittura a caratteri minuscoli, vergata sul bordo bianco della pittura. La cappella in principio non era intitola ai santi attuali: la sostituzione dei santi precedenti con gli attuali Giacomo e Filippo avvenne nel 1573, quando il vescovo di Alba, monsignor Marino, in occasione della sua visita pastorale, autorizzò gli abitanti della contrada Pallareto a edificare una cappella sui ruderi dell’edificio precedente. La datazione degli affreschi, attribuibile al maturo ‘500, conferma che la distruzione della cappella di San Mauro e San Gottardo (i santi precedenti), sicura traccia di una presenza benedettina a Murialdo, avvenne verso la fine del XVI secolo, forse a causa di uno dei tanti eventi bellici del periodo.
Sull’oratorio (anteriore al 1573) costruito sul pendio sopra a San Lorenzo, non è stato possibile reperire alcuna fonte documentaria. L’edificio è a pianta rettangolare, con navata unica, ripartita in tre campate mediante l’utilizzo di tre lesene accostate, ognuna sormontata da un capitello composito. La navata coperta da tre volte a crociera, misura 18,60 metri per 5,20 metri. Innalzato di tre gradini si trova il presbiterio, la cui volta a crociera è impostata su pianta quadrata. In questa posizione è situata un’edicola contenente la statua di Sant’Agostino. La sacrestia è costituita da un vano di 5 metri di larghezza per 4,9 di profondità.
La copertura è generata dall’intersezione di una volta a cupola con quattro unghie. Cinque finestre si aprono sul lato sinistro della navata; completamente cieca rimane la parte destra, che inizialmente era contro terra e solo recentemente è stata distaccata. La facciata anch’essa in pietra, è intonacata solo fino all’inserimento di travi lignee, atte a sostenere l’antistante portico insieme a due pilastri. Doveva essere vivace e fortemente emotiva, la decorazione pittorica in Sant’Agostino, occupando probabilmente le pareti laterali dell’oratorio in tutta la sua lunghezza; una vera e proprio “rappresentazione”, teatralmente distribuita in episodi salienti del Calvario di Cristo. Il Cristo crocifisso è rappresentato nella controfacciata e presenta un’anatomia evidente, quasi geometrizzata, ancora impostata su modelli di fine ‘400.

Cappella della Madonna di Loreto – Borgata Valle

Quasi nulle sono le fonti documentarie relative a questa cappella; nel 1573 viene citata come cappella del Comunità, ed è questa l’unica indicazione cronologica, su cui postulare ipotesi sulla sua fondazione. Un altro termine temporale potrebbe rivelarsi dall’analisi del grande riquadro con cornice rappresentante la Madonna con il Bambino; la Madre indossa una preziosa dalmatica e la corona. Ai suoi lati, San Michele che pesa le anime, e San Biagio in abiti vescovili. Nella pittura, il volto di San Biagio è completamente abraso da una caduta di colore, ma il santo è ugualmente riconoscibile perché trattiene nella mano destra un pettine di ferro, con cui viene straziato durante il martirio.
Dalla corona bombata della Madonna di Loreto si dipartono raggi luminosi; su di essa pendono due turiboli dipinti, sospesi a tre catenelle ciascuno. Lo stile della pittura, sebbene sicuramente artefatto da ritocchi successivi, è attribuibile al primo ‘600, e confermerebbe quindi il legame tra la cappella e le epidemie di peste. L’edificio è a navata unica, terminante in un presbiterio, per una superficie di circa 46 metri quadri. La copertura è costituita da volte a lunetta. In facciata si ritrova il consueto schema con porta centrale, finestre laterali e apertura sopra il portale. Davanti alla facciata si sviluppa un portico di circa 25 metri q. di superficie, coperto con tegole sorrette da una struttura lignea.

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